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22 Gennaio 2026
Digital Networks Act: indebolire la concorrenza apre a un aumento delle tariffe, e alla consegna delle reti europee a pochi oligoplisti
Associazione Italiana Internet Provider esprime profonda preoccupazione per il Digital Networks Act (DNA), il nuovo regolamento europeo che riscrive le regole delle comunicazioni elettroniche. Dietro la retorica della “modernizzazione” e della “semplificazione”, il DNA – pur smorzato in relazione alle misure più critiche che erano state ipotizzate – introduce un assetto che riduce la concorrenza, indebolisce le autorità nazionali e prepara il terreno a una concentrazione senza precedenti delle infrastrutture digitali europee.
La visione originaria del DNA spronava un pericoloso cambio di paradigma : dall’accesso aperto e regolato, che ha permesso lo sviluppo della fibra e di un ecosistema pluralista di operatori, a un modello chiuso e selettivo, in cui chi ha capitale, relazioni e potere negoziale decide chi può stare sulle reti e a quali condizioni.
Questo cambio di paradigma non è neutro per cittadini e imprese. Il settore delle telecomunicazioni è l’unico grande mercato infrastrutturale europeo in cui, grazie alla concorrenza, si è assistito negli ultimi vent’anni a un aumento costante della qualità dei servizi e, contemporaneamente, a una riduzione significativa dei prezzi finali. Smantellare la concorrenza significa inevitabilmente invertire questa dinamica: meno scelta, meno pressione competitiva e tariffe più alte.
Anche il Regulatory Scrutiny Board, che già in precedenza aveva espresso un parere negativo sul DNA, continua ad esprimere riserve su incertezze relative alle ipotesi chiave del DNA nella valutazione degli impatti non sufficientemente affrontate e su mancanza di chiarezza su quali siano i costi diretti e indiretti e come siano distribuiti fra i gruppi di stakeholder, sul valore economico degli impatti ambientali, sui costi amministrativi ed eventuali risparmi.
Anche a prescindere dai contenuti, AIIP evidenzia la problematicità di intervenire con una nuova riforma del settore, a così breve distanza da quella recata dal Nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni (EECC, Direttiva (EU) 2018/1972). L’EECC è stato recepito in Italia nel 2021 ma ha richiesto, per l’effettiva attuazione, tempi ben più lunghi. Si pensi al delicato aspetto dei diritti degli utenti, che ha comportato complesse attività regolatorie, conclusesi solo a inizio 2024. L’introduzione di una nuova riforma, prima ancora che la precedente si sia effettivamente consolidata, apre a nuove incertezze interpretative e applicative, e risulta particolarmente pericolosa per le PMI. I continui adattamenti a un contesto normativo mutevole comportano, infatti, significativi costi fissi, che incidono in maniera tanto più gravosa per le PMI, riducendone margini, capacità di investimento e competitività.
I PUNTI CRITICI DEL DIGITAL NETWORKS ACT
- Assegnazione delle frequenze 5G per durate potenzialmente illimitate
Lo spettro è una risorsa scarsa con alto valore strategico, la cui gestione dovrebbe continuare a rispondere a criteri di efficienza, concorrenza, proporzionalità, sovranità europea e periodica rivalutazione dell’interesse pubblico. La concessione di un bene pubblico per un tempo illimitato, oltre che incoerente con consolidati principi europei, configura una sostanziale sottrazione di tale bene alla cittadinanza, a favore dei grandi operatori mobili. Scelta che appare d’altra parte in linea con la volontà di assegnare al 5G ampie porzioni dello spettro 6 GHz, precludendone l’uso libero ai cittadini e alle imprese per le proprie reti Wi-Fi di nuova generazione garantendo invece maggiore spazio a servizi remunerati.
- Reti chiuse legali: l’accesso all’ingrosso diventa opzionale
Il Digital Networks Act apre la strada a reti condivise tra pochi soggetti selezionati, nelle quali l’accesso all’ingrosso non è più un pilastro del sistema ma una variabile negoziale. Attraverso accordi, impegni e assetti societari costruiti ad hoc, gli operatori dominanti possono ridurre o sterilizzare gli obblighi di accesso, anche in presenza di infrastrutture che beneficiano indirettamente di risorse pubbliche. È la fine dell’idea di rete come bene contendibile: chi è dentro resta dentro, chi è fuori resta fuori.
- Obblighi simmetrici di accesso trasformati in eccezione teorica
Gli obblighi di accesso, che per anni hanno garantito competizione e pluralismo, vengono relegati a misura residuale, applicabile solo dopo procedure complesse, lente e cariche di oneri probatori. In pratica, l’accesso regolato diventa un’eccezione, mentre la regola torna a essere il controllo esclusivo dell’infrastruttura da parte di pochi grandi operatori. I piccoli e medi operatori vengono progressivamente espulsi dal perimetro decisionale e industriale.
Internet è nata come unione di reti autonome, distribuite ed eterogenee. Promuovere grandi reti chiuse e condivise va contro i principi fondanti di Internet, aumenta la fragilità sistemica e riduce la resilienza. Quando una rete unica si ferma, si fermano tutti.
- Spegnimento del rame e transizione imposta dall’alto
Il DNA consente una gestione centralizzata e amministrativa dello spegnimento delle reti legacy, riducendo il ruolo della concorrenza e della scelta individuale. La transizione tecnologica viene trasformata in un processo pianificato dall’alto, dove l’utente finale diventa un soggetto passivo e gli operatori alternativi perdono leva competitiva. Il rischio concreto è quello di migrazioni forzate verso reti e condizioni non realmente contendibili nel tempo.
- Portabilità e libertà di scelta: un passo indietro
Dopo vent’anni di lavoro regolatorio sulla tutela del consumatore, sulle procedure di switching e sulla libertà di cambiare operatore, il Digital Networks Act introduce una rigidità centralizzata che rischia di smontare pratiche nazionali virtuose. La libertà di scelta dell’utente minaccia di essere sacrificata sull’altare dell’“efficienza” e dell’ottimizzazione delle reti, con un arretramento culturale che riporta il settore indietro di decenni.
- Autorità nazionali svuotate e regolazione politicizzata
Il DNA riduce drasticamente l’autonomia delle autorità nazionali di regolazione, trasferendo il baricentro delle decisioni alla Commissione europea. Le autorità diventano sempre più organi consultivi, in parte privati della capacità di intervenire in modo tempestivo e aderente alle specificità territoriali. La regolazione delle reti, da tecnica e indipendente, diventa sempre più centralizzata e politicizzata.
- Rischio takeover: la fase finanziaria della concentrazione
Una volta indeboliti o espulsi gli operatori indipendenti, possiamo immaginare una seconda fase finanziaria. I grandi gruppi globali e i fondi di investimento potranno entrare nei capitali degli ex monopolisti europei con la certezza di regole favorevoli e di mercati ampi, uniformati dal DNA e poco contendibili. Se questo accadrà, prezzi saliranno, la qualità ristagnerà e il pluralismo economico verrà sacrificato. Con effetti inevitabili anche sulla libertà di espressione e sulla sovranità digitale.
The Digital Networks Act potrebbe segnare quindi un punto di rottura: dalla neutralità dell’infrastruttura a un modello oligopolistico, dalla concorrenza regolata alla selezione per potere economico. I piccoli e medi operatori, che per trent’anni hanno portato Internet nei territori, investito in fibra e garantito pluralismo, sono potenzialmente messi ai margini, con significativi impatti sulla libera iniziativa d’impresa.
In un mercato così strutturato, la concorrenza sui prezzi e sulla qualità non è più il risultato di una pressione competitiva reale, ma una scelta discrezionale di pochi soggetti dominanti. L’esperienza insegna che, in assenza di alternative credibili, i prezzi tendono a salire e l’innovazione rallenta.
AIIP, ribadendo le criticità già evidenziate in sede consultiva, chiede alle istituzioni italiane e agli eurodeputati di non accettare passivamente questa deriva, ma di difendere il pluralismo economico, le reti aperte, le competenze locali e il futuro dell’ecosistema digitale europeo.
Sei Stati membri, tra cui Italia, Francia e Germania, presentano un non-paper contro il Digital Networks Act
Mercoledì 26 novembre, Italia, Francia, Germania, Austria, Slovenia e Ungheria hanno presentato un non-paper piuttosto critico sul Digital Networks Act al Working Party del Consiglio dell’UE sulle Telecomunicazioni, riprendendo preoccupazioni sollevate già mesi fa da AIIP.
Di seguito i punti principali:
- Forma giuridica: Richiesta alla Commissione europea di presentare il DNA come Direttiva
I sei Stati membri chiedono che il DNA venga adottato come una Direttiva, al fine di garantire flessibilità a livello nazionale, riflettere le differenze nei mercati delle telecomunicazioni e assicurare che le materie legate alla sovranità nazionale, come le intercettazioni, non siano governate dal principio del paese d'origine. - Spettro: Deve essere mantenuta la competenza complessiva degli Stati membri in materia di politica e gestione delle frequenze
Gli Stati membri devono conservare la responsabilità dell'allocazione dello spettro per garantire rapidità, efficienza e adattamento alle esigenze del mercato nazionale. Per motivi di sussidiarietà, la cooperazione a livello UE e i requisiti armonizzati dovrebbero essere esaminati prima di considerare qualsiasi centralizzazione. - Regolamentazione ex-ante: Le modifiche al sistema esistente di regolamentazione dell'accesso devono essere apportate con molta cautela e non devono indebolire la concorrenza o i benefici per i consumatori
Le modifiche normative devono essere minime per proteggere la concorrenza e i consumatori. Gli strumenti esistenti nel Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche offrono già flessibilità. La regolamentazione ex-ante è particolarmente importante durante la transizione dal rame alla fibra, e lo switch-off a livello UE richiede una valutazione accurata per evitare costi più elevati, squilibri di mercato o un rallentamento della diffusione della connettività FTTH. - Governance: La struttura di governance del quadro europeo delle comunicazioni elettroniche funziona bene e non richiede modifiche sostanziali
L'attuale governance (BEREC e RSPG) è efficace. Incrementare i poteri a livello UE o aggiungere procedure aggiuntive contrasterebbe con l'obiettivo di semplificare e snellire la regolamentazione.
Fonte: Politico
17 Giugno 2025
Revisione della raccomandazione sui mercati rilevanti - un piano strategico di deregolamentazione
La Commissione sta rivedendo l'elenco dei mercati delle telecomunicazioni soggetti a regolamentazione ex-ante. Può sembrare una questione tecnica, ma l'obiettivo è chiaro: eliminare le garanzie che assicurano la concorrenza, aprire la porta a una dominanza di mercato incontrollata e spostare il potere decisionale dai regolatori nazionali.
Revisione della Raccomandazione sul mercato rilevante
Termine ultimo per la presentazione dei contributi: 17 settembre 2025.
Per oltre due decenni, la Raccomandazione sui mercati rilevanti è stata una pietra miliare della regolamentazione europea delle telecomunicazioni. Essa definisce quali mercati all'ingrosso devono essere regolamentati per garantire la concorrenza, l'innovazione e gli investimenti degli utenti finali. Ora, con il pretesto della “semplificazione”, la Commissione propone un cambiamento drastico: eliminare i mercati dall'elenco, indebolire i poteri dei regolatori nazionali e affidarsi esclusivamente al diritto generale della concorrenza.
Ciò significa che interi segmenti, come l'accesso locale, i servizi alle imprese di alta qualità o le infrastrutture fisiche, non potrebbero più essere soggetti a una regolamentazione preventiva. Al contrario, gli abusi dovrebbero essere provati dopo che il danno è stato fatto. È il classico schema della deregolamentazione: eliminare l'arbitro, lasciare che i giganti giochino secondo le loro regole e fare domande solo quando è troppo tardi.
La strategia alla base di questa consultazione è chiara: smantellare passo dopo passo i mercati regolamentati, erodere la concorrenza basata sulle infrastrutture e ridurre la regolamentazione ex-ante a uno strumento di ultima istanza, da utilizzare solo in casi di comprovato fallimento del mercato.
Si tratta di uno degli ingranaggi chiave del più ampio progetto del DNA.
17 Giugno 2025
Nuova consultazione sulla legge sulle infrastrutture Gigabit - Guida all'articolo 3
La Commissione europea ha lanciato un'altra consultazione, questa volta per definire le modalità di accesso alle infrastrutture esistenti nell'ambito del nuovo Gigabit Infrastructure Act (GIA). Ma sotto la superficie tecnica si nasconde una spinta strategica per riscrivere le regole di accesso e rafforzare la posizione degli operatori storici.
Consultazione sulla guida all'applicazione della legge sulle infrastrutture Gigabit
Termine ultimo per la presentazione dei contributi: 17 settembre 2025.
Il GIA è stato inizialmente introdotto come strumento tecnico per facilitare e accelerare la diffusione di reti ad altissima capacità in Europa. Tuttavia, la consultazione sull'articolo 3 rivela un obiettivo politico più ampio: centralizzare il controllo sulle condizioni di accesso, indebolire la regolamentazione simmetrica e fornire uno scudo legale agli operatori dominanti.
Non si tratta di semplificare le procedure. Si tratta di ridefinire ciò che costituisce un accesso “equo e ragionevole”, rendendo potenzialmente proibitivo o giuridicamente incerto l'accesso alle infrastrutture passive per gli operatori di piccole e medie dimensioni. Il linguaggio del questionario rende chiaro l'intento: la Commissione europea sta raccogliendo le giustificazioni per consentire un trattamento differenziato, prezzi discriminatori e restrizioni basate su “piani aziendali” o “strategie di investimento nella rete”.
Se associata all'imminente proposta sulla DNA, alla revisione del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) e alla revisione della Raccomandazione sui Mercati Rilevanti, questa consultazione costituisce l'ennesimo elemento tattico di una strategia più ampia: smantellare l'attuale quadro delle telecomunicazioni basato sull'accesso aperto e competitivo e sostituirlo con un modello che favorisca i mega-operatori integrati verticalmente, scelti e autorizzati da Bruxelles.
16 Giugno 2025
Nuova metodologia UE sulla qualità del servizio 5G: un altro strumento per giustificare i sussidi pubblici agli operatori di telefonia mobile
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su una nuova “metodologia” per la mappatura della qualità del servizio (QoS) delle reti mobili e di accesso wireless fisso 5G. La consultazione rimarrà aperta fino al 27 giugno e può essere consultata qui:
https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/5G-Quality-of-Service-mapping-methodologyQoS_5G_FWA
Questa iniziativa non è così innocua come potrebbe sembrare perché propone metriche teoriche, basate sulla simulazione, per valutare la QoS nominale - non l'esperienza effettiva dell'utente - e suggerisce che queste metriche potrebbero essere utilizzate per informare l'assegnazione degli aiuti di Stato nei futuri progetti di telecomunicazione.
Perché è pericoloso?
Perché si tratta di una mossa coordinata per sostenere la stessa agenda del DNA (Digital Networks Act): concentrare i fondi, distorcere la concorrenza e spingere la banda larga mobile come una valida alternativa alla fibra.
Senza un'adeguata trasparenza degli investimenti e senza obblighi di disaggregazione, questo è solo un altro tentativo di dirottare i sussidi dalle vere reti fisse alle mani degli operatori mobili dominanti.
Il DNA è sistemico.
13 Giugno 2025
Nuova consultazione UE sul Codice delle Comunicazioni Elettroniche (EECC): un altro tentativo di spianare la strada al DNA
EY e WIK-Consult, società di consulenza spesso incaricate dalla Commissione Europea di effettuare studi preparatori sulla regolamentazione delle telecomunicazioni e sulle tendenze del mercato, sono state incaricate di gestire una nuova consultazione pubblica sulla revisione del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC) e del Mercato Unico Digitale (DSM), con la stessa scadenza del bando DNA: 11 Luglio.
https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/c9221526-34d4-5f9f-0554-c594a4adb139
Questionnaire_for_survey_on_EECC_and_DSM
Vale la pena notare che sia EY che WIK-Consult sono stati coinvolti in diversi rapporti chiave nel corso degli anni che hanno promosso narrazioni di consolidamento del mercato nel settore delle telecomunicazioni europeo, rendendo il loro ruolo in questa consultazione particolarmente significativo nell'attuale contesto politico.
Perché è importante?
Si tratta di una mossa coordinata per riscrivere il quadro tecnico e normativo a sostegno dell'agenda DNA:
- indebolire i poteri normativi nazionali
- facilitare il consolidamento del mercato
- minare le regole di accesso simmetrico
- promuovere modelli “leggeri” di neutralità della rete
- accelerare la chiusura del rame per favorire i grandi operatori storici della fibra
- ridefinire l'SMP per limitare l'intervento normativo sugli oligopoli emergenti.
In breve: un altro passo nella corsa della Commissione per consegnare le reti europee a pochi operatori dominanti.
Pubblicheremo molto presto le indicazioni per rispondere a questa consultazione.
Restate sintonizzati e spargete la voce.
6 Giugno 2025
La consultazione pubblica sul DNA è aperta: agite subito!
È in corso la consultazione pubblica della Commissione europea sul Digital Networks Act (DNA), la cui scadenza è fissata all'11 Luglio.
https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/14709-Digital-Networks-Act_it
Scoprite come è nata questa proposta e perché rappresenta una minaccia per il futuro digitale dell'Europa:
How DNA was Born
Dobbiamo sommergere questa consultazione con una forte opposizione!