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Autore: Robot News

A poche ore dalla presentazione da parte della Commissione Europea del Digital Networks Act, proposta di un nuovo regolamento delle comunicazioni elettroniche per l’Unione Europea, l’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) ha espresso una dura presa di posizione. L’associazione, che rappresenta numerosi operatori indipendenti italiani, teme che il nuovo regolamento possa ridurre la concorrenza e favorire i grandi gruppi finanziari, semplificando la concentrazione delle infrastrutture di rete a danno delle piccole e medie imprese.

Il primo punto contestato da AIIP riguarda le nuove regole per l’assegnazione delle frequenze, in particolare la norma che stabilisce che le nuove licenze dovranno essere rilasciate su base perpetua. Secondo AIIP, ciò “configura una sostanziale sottrazione di tale bene alla cittadinanza, a favore dei grandi operatori mobili”. L’associazione critica anche la volontà di assegnare al 5G ampie porzioni dello spettro 6 GHz, limitando l’uso libero ai cittadini e alle imprese per le proprie reti Wi-Fi di nuova generazione.

Nonostante la proposta di regolamento preveda revisioni periodiche (non prima di 20 anni), la revoca è limitata a casi specifici o richiede un preavviso di 5 anni. AIIP ritiene che questo confermi il rischio di una cristallizzazione delle posizioni dominanti sugli asset frequenziali.

Un’ulteriore misura che potrebbe danneggiare le PMI è l’allentamento degli obblighi di accesso alle infrastrutture dei grandi player di mercato, che renderebbe legale la creazione di reti chiuse. Secondo AIIP, “L’accesso regolato diventa un’eccezione, mentre la regola torna a essere il controllo esclusivo dell’infrastruttura da parte di pochi grandi operatori”. L’articolo 83 del DNA prevede che l’accesso fornito alle infrastrutture realizzate da soggetti con grande potere di mercato a terzi diventi sostanzialmente un impegno volontario, che le authority nazionali possono decidere eventualmente di trasformare in vincolanti caso per caso, senza imporre obblighi regolatori come accade attualmente. Si alleggeriscono anche gli obblighi per gli operatori wholesale-only. Con l’articolo 69 le autorità nazionali potranno ad esempio esentare le imprese esclusivamente all’ingrosso dagli obblighi di accesso ai cablaggi interni agli edifici se queste offrono già un accesso alternativo vitale su base commerciale “a condizioni eque e ragionevoli”.

Secondo AIIP, “attraverso accordi, impegni e assetti societari costruiti ad hoc, gli operatori dominanti possono ridurre o sterilizzare gli obblighi di accesso, anche in presenza di infrastrutture che beneficiano indirettamente di risorse pubbliche”. L’associazione sottolinea che con il DNA le autorità nazionali sono incoraggiate a preferire gli accordi commerciali e gli impegni volontari rispetto all’imposizione unilaterale di obblighi di accesso alle infrastrutture.

In definitiva, AIIP teme che il nuovo regolamento porterà ad un indebolimento e quindi potenzialmente all’espulsione degli operatori indipendenti dal mercato. “I piccoli e medi operatori, che per trent’anni hanno portato Internet nei territori, investito in fibra e garantito pluralismo, sono potenzialmente messi ai margini, con significativi impatti sulla libera iniziativa d’impresa”. AIIP prevede che il DNA aprirà la strada all’ingresso di gruppi globali e fondi di investimento nei capitali degli ex monopolisti, con effetti negativi sulla concorrenza: “i prezzi saliranno, la qualità ristagnerà e il pluralismo economico verrà sacrificato. Con effetti inevitabili anche sulla libertà di espressione e sulla sovranità digitale”.

Per sensibilizzare le istituzioni per una revisione del Digital Networks Act, AIIP ha lanciato una campagna.